Le guide di OFG Advertising: consigli SEO per E-commerce

    Abbiamo visto che aprire un sito di ecommerce o gestire un negozio online non sono cose da sottovalutare: abbiamo studiato e analizzato tutte le variabili esterne come fornitori e vettori, abbiamo definito termini di pagamento per i flussi di cassa, abbiamo scelto le politiche di customer care e reso prodotti e definito la tecnologia che più fa al caso nostro. 

    Dal momento che, dopo aver messo in piedi una macchina con ingranaggi perfettamente oliati, vorremmo anche che il negozio generasse fatturato è il caso di farsi trovare dai possibili clienti che ci cercano. E qui la situazione si complica ulteriormente: all'aumentare del numero di prodotti aumenta la complessità di gestione e per essere SEO friendly è necessario rispettare le linee guida imposte dai motori di ricerca e, possibilmente, andare oltre.

    Introduciamo subito il concetto di competitor organico e competitor reali, di mercato. Ricordiamoci che un qualsiasi negozio online di un qualsiasi settore al 90% si trova colossi come Amazon come diretti competitor non solo perché i due siti probabilmente vendono gli stessi prodotti ma perché lottano nella SERP di Google per le stesse posizioni.

    Ancora una precisazione prima di partire a parlare di SEO. Sei sicuro di conoscere i tuoi clienti? Questa domanda, che sembra stupida, in realtà non lo è. Hai mai parlato con loro? Hai mai chiesto loro direttamente delle informazioni? Hai chiesto il loro punto di vista sul tuo sito e i tuoi prodotti? Se sì, bene. Se no, non è mai tardi per farlo. Metodologie come il Design Thinking o il Growth Hacking partono proprio da questo: entrambe si appoggiano alla teoria dei Jobs to be Done e, se lo fanno loro, perché non dovremmo farlo noi di OFG Advertising?

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    In agenzia abbiamo quindi ideato un percorso, modulato dal Design Thinking, che chiamiamo Discovery e ha l'obiettivo di chiarire obiettivi, aspettative e feedback dai clienti. Questo serve, se non ad impostare un lavoro a loro dedicato sul sito, almeno ad aggiustare il tiro ex-post.

    Ecco i nostri consigli SEO per gestire un sito di e-commerce:

    1. Qualche consiglio per iniziare
    2. La disponibilità dei prodotti
    3. La paginazione dei prodotti
    4. Impostare i filtri
    5. Categorizzare i prodotti
    6. Gestire le immagini

    Consigli SEO per la gestione di un sito di e-commerce: qualche consiglio per iniziare.

    Tutti sappiamo quanto sia importante fare un buon SEO, in particolar modo se il nostro sito è di vitale importanza per il business come in un caso di e-commerce. Premettiamo dicendo che la gestione SEO di un sito e-commerce non è una cosa semplice e conviene farsi seguire da professionisti. Ci sono accorgimenti tuttavia che è bene conoscere e che, in fase di sviluppo, devono essere richiesti alla software house. 

    Premessa d'obbligo. Le agenzie non sono tutte uguali: ogni tipologia di agenzia (che sia agenzia di comunicazione, marketing o altro) ha sue caratteristiche ed è specializzata nel suo settore. Quindi, fai molta attenzione quando scegli con chi lavorare, in particolare: una software house solitamente è molto attenta alla parte tecnica ma tende a prestare meno attenzione a User Experience o all'aspetto estetico. D'altro canto un'agenzia digital è difficile che abbia sviluppatori da dedicare interamente ad un progetto e-commerce.

    Insomma, quello che voglio dire è che la scelta di chi fa il sito è importante e influisce sul risultato dell'operazione: scegli con cura chi te lo deve seguire. Un piccolo promemoria per sapere quali sono gli aspetti da tenere sotto controllo in fase di progettazione di un sito di commercio elettronico:

    1. Processi e gestione dei prodotti:  approvvigionamento, magazzino, spedizione, fatturazione ad un privato vs fatturazione aziendale (ad esempio gestione dei listini o dei permessi di acquisto)
    2. Piattaforma: scegliere il software giusto in base alle esigenze e alla possibilità di far scalare il business 
    3. Design: stile, tono di voce, immagini
    4. User experience: percorsi di navigazione, descrizione dei prodotti, servizio clienti, gestione dei resi
    5. Gestione di marketing e comunicazione: la promozione dei prodotti, l'awareness sul brand, lo storytelling in relazione al content marketing per la community social.

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    Queste sono alcune delle cose da monitorare e sulle quali accertarsi che ci siano, in agenzia, le figure professionali adeguate al loro corretto sviluppo.

    In verità, questa guida non ha la pretesa di insegnare nulla perché fare SEO fatta bene è un lavoro non solo complesso ma anche altamente time consuming. Quello che vogliamo fare è darti un'infarinatura in modo che tu sappia cosa richiedere alla tua agenzia.

    Ok quindi, da che parte inziare con la SEO per un negozio online? Giusto per comincare dalle basi:

    1. Scegli le keyword giuste. Per farlo devi fare un po' di ricerca: puoi utilizzare direttamente Google (fai delle ricerche dal motore di ricerca), il keyword planner oppure usare strumenti a pagamento (noi usiamo Semrush, ma ce ne sono a mazzi). Devi guardare principalmente il volume di ricerca e la competitività. Le keyword a coda lunga sono preferibili a quelle corte, perché più specifiche e targettizzano meno traffico ma più qualificato.
    2. Navigazione semplice ed intuitiva. Non perderti in categorie e sottocategorie e sotto-sottocategorie se puoi evitarlo. Scegli nomi semplici e una navigazione immediata: dimentica la nomenclatura che utilizzate in azienda e utilizza termini che piuttosto userebbero i tuoi clienti. Non sai come procedere? Guarda cosa fanno i tuoi competitor.
    3. Pagina prodotto. Accertati che ci siano foto, se possibile video, che mostrino bene il prodotto. Foto originali sono meglio di quelle che usano anche tutti gli altri. Attenzione al title di pagina e alla scheda tecnica che deve essere esaustiva: scrivi tutto quello che serve per prendere una decisione di acquisto con coscienza.
    4. Link interni. Studia bene quali pagine collegare tra loro e offri la possibilità di offrire prodotti in cross-selling.
    5. Velocità di caricamento. Da qui dipende incredibilmente parte del fatturato. Un sito lento porta la maggior parte degli utenti ad innervosirsi e a cambiare facilmente sito. Non vorremo mica perdere clienti con tutta la fatica che facciamo per portarli sul sito, vero?
    6. Ottimizzazione per mobile. E va be', di cosa stiamo parlando? Inutile dire che il traffico da mobile aumenta (anche se dipende tanto dalla tipologia di business). Attenzione che sviluppare un'esperienza utente lineare anche su mobile non è un'impresa facile. Non impossibile ovviamente ma il problema è dietro l'angolo.

    Per chi vuole approfondire ulteriormente, 

    1. URL di pagina. Avere URL ben strutturati è un indicatore molto forte per gli spider di Google ma anche per gli utenti: infatti non solo un indirizzo ben costruito fornisce informazioni contestuali a Google per definire meglio il settore merceologico del sito e migliorare quindi l’esperienza dell’utente in fase di ricerca ma aiuta anche gli utenti a capire dove sono nella navigazione. Insomma un URL www.negozioonline.it/categoria/prodotto è più interessante di www.dominio/sku786&frt%20, no? Questo vale anche per gli URL dei post di un blog, in particolare se il blog rientra nella strategia SEO aziendale.
    2. Bricioline di pane (breadcrumbs). La segnalazione del percorso di navigazione e l’indicazione del punto all’interno della mappa del sito in cui ci si trova al momento sono segnali ancora una volta importanti per gli utenti (che navigano meglio) ma anche per Google che legge nelle briciole l’intenzione da parte del designer di rendere l’esperienza di navigazione migliore per gli utenti, intenzione che viene premiata. Inoltre ottimizzano i la bontà dei link interni. Le breadcrumbs sono importanti per il SEO ma non come gli URL di cui al punto 1, qui sopra.
    3. Descrizioni dei Prodotti. Per uscire dal piattume della media dei siti che si vedono in giro è necessario investire tempo e risorse per ottimizzare ed eventualmente riscrivere le descrizioni dei prodotti e qui dividerei i negozi online in due macro-categorie: quelli che vendono prodotti propri e i rivenditori. Sui primi direi che avere descrizioni e schede tecniche appropriate è fondamentale in ogni caso, a prescindere dal SEO. Sui secondi, spesso, le descrizioni arrivano fatte dai fornitori (o addirittura comprate su banche date di informazioni di prodotti) ma sono standardizzate per tutti i rivenditori. Google sappiamo che premia i contenuti nuovi e originali, non certo la ripetizione meccanica di testi. Da valutare in questo caso la possibilità di inserire il rel=canonical.
    4. Commenti ai prodotti. Attivandoli inneschiamo un circolo virtuoso di generazione (UGC)  di contenuti nuovi ed originali sul nostro sito, che Google apprezza particolarmente. Inoltre una buona gestione dei commenti influenza i potenziali acquirenti “indecisi” e può innalzare il conversion rate e il CTR se pensiamo che oltre la metà degli utenti preferisce acquistare in un sito in cui può leggere i commenti di altri utenti. Amazon insegna.

    Consigli SEO per la gestione di un sito di e-commerce: la disponibilità dei prodotti.

    La disponibilità dei prodotti sembra un problema secondario ma in realtà, oltre ad essere una gran rottura per la gestione quotidiana del sito, è un tema da non sottovalutare anche lato SEO. Questo vale sia per i casi in cui abbiamo il controllo diretto delle disponibilità (prodotti di produzione propria o distribuzione diretta) che nei casi in cui la disponibilità è un dato che possiamo solo subire e accettare (ad esempio un listino di un distributore con magazzino esterno). Ecco i consigli SEO per e-commerce sulla disponibilità dei prodotti.

    Google ci dice che la strategia SEO può dipendere da 2 fattori indipendenti:

    1. Il numero di prodotti (e quindi il numero di pagine)
    2. La rotazione degli stessi (quanto spesso il prodotto va in rottura di stock).

    Google, nella persona Matt Cutts (di cui potete apprezzare un video inerente l'argomento in questione), suggerisce strategie diverse a seconda del fatto che il sito di e-commerce abbia poche, molte, moltissime pagine.

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    Fondamentalmente Google suggerisce le seguenti strategie, ma ci tengo fin d'ora a sottolineare che non sono regole da prendere come Vangelo bensì suggerimenti:

    1. E-commerce con poche pagine: il consiglio è quello di modificare manualmente la scheda prodotto o eventualmente utilizzare un redirect 301, che indica un qualcosa (pagina o articolo) "permanentemente rimosso". Nel caso del 301 è necessario indicare un URL di destinazione da inserire nell'header "location").
    2. E-commerce con molte pagine: il consiglio è di utilizzare un 404, pagina non trovata ma che in un futuro potrebbe tornare disponibile. Google dà minima priorità all'indicizzazione di queste pagine per cui di fatto è come se non lo fossero. La pagina di cui al codice 404 ovviamente deve essere il più possibile integrata al sito con il suo CSS.
    3. E-commerce con un numero spropositato di pagine: mantenendo validi i suggerimenti appena visti, qui il consiglio è di applicare il tag "unavailable_after" che indica la data di scadenza della pagina oltre la quale non verrà più letta dal crawler.

    Bene, ora che abbiamo visto cosa ci consiglia Google... dimentichiamo tutto. Come detto questi sono suggerimenti e per quanto mi riguarda non specificamente centrati sul SEO ma più che altro filtrati attraverso i desideri di Google, sempre orientati al risultato di ricerca perfetto per ognuno. Quello che voglio dire è che come al solito non esiste una regola. Rispondi alle prossime 3 domande prima di procedere:

    1. Che tasso di conversione ha quel particolare prodotto? Ad esempio se un prodotto che sappiamo essere molto ricercato sta per tornare disponibile, conviene mantenere la pagina attiva. Per cui niente 404 o 302 ma "Prodotto al momento non disponibile" sulla scheda prodotto con il suggerimento di prodotti simili.
    2. Il tasso di rotazione del prodotto è elevato? Se sì, sappiamo che tornerà disponibile a breve per cui usiamo un redirect 302 con un messaggio personalizzato (e magari usiamo un rel canonical per il contenuto duplicato).
    3. Quanto tempo abbiamo a disposizione? Che dipende in parte da noi, in parte dal numero di prodotti che vendiamo nel sito. Se sono troppi, troviamo un approccio generico per quelli meno importanti e gestiamo i prodotti che tirano di più in maniera più dedicata e manuale.

    Per riassumere, come al solito, un approccio standard non è auspicabile ma è bene imparare a trattare con i codici di stato HTTP (qui la classificazione completa di Wikipedia) che ci interessano in questo frangente. Oggi abbiamo visto:

    1. 301 - Contenuto Permanentemente Rimosso
    2. 302 - Contenuto Temporaneamente Rimosso
    3. 404 - Pagina Inesistente, che può essere ripristinata
    4. 410 - Pagina Inesistente, che non può essere ripristinata

    La differenza tra i codici "3" e i codici "4", che visti così sembrano uguali, è che il primo indica un'azione di redirect mentre il secondo una richiesta che non può essere soddisfatta e rimanda ad pagina vera e propria con il codice di errore.

    Consigli SEO per la gestione di un sito di e-commerce: la paginazione dei prodotti.

    Vediamo come un argomento che sembra stupido come la paginazione può avere un impatto importante sul nostro ranking. Torniamo quindi a parlare di e-commerce e cerchiamo di applicare un po' di nozioni che abbiamo visto nei mesi scorsi per dare un po' di indicazioni pratiche su come affrontare il discorso SEO in un e-commerce. Scenderemo rispetto al solito in un linguaggio leggermente più tecnico, dimostrazione del fatto che il SEO è un'attività che non si può improvvisare ma deve essere effettuata da addetti ai lavori. Se ti senti pronto a procedere in autonomia, oggi parliamo di consigli SEO per e-commerce sulla paginazione che sembra un argomento marginale ma vedremo come si può ottimizzare per ottenere migliori risultati.

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    Innanzitutto, la paginazione può essere un problema SEO per almeno 3 motivi.

    1. Google non controlla tutto il vostro sito ma dedica il tempo dei suoi robots selettivamente, a seconda della autorevolezza presunta del sito stesso: questo è ciò che Google chiama Crawl Budget. Quindi se stai dedicando del tempo a caricare contenuti in una sotto pagina, diciamo pagina 15, non è detto che questa verrà processata dal motore di ricerca.
    2. Spesso le pagine di categoria di un sito (quelle con dentro i prodotti) hanno titolo di pagina, meta-description e contenuti in-pagina che, identici tra loro, possono essere letti come contenuto duplicato.
    3. Si possono creare dei problemi se, ad esempio in un blog, uno stesso contenuto è diviso su più pagine se non viene data indicazione del corretto ordine di lettura.

    Per una migliore navigazione in termini di UX, la paginazione dei prodotti è opportuno gestire la paginazione in maniera intelligente, in base anche alle caratteristiche del sito in questione. Innanzitutto per non avere milioni di pagine e avere più chance di farle leggere da Google è possibile intervenire sul numero di prodotti di default visualizzati in pagina oppure aumentare, se possibile, il numero di categorie e sottocategorie. Più nel dettaglio dobbiamo prestare attenzione alla numerazione.

    La paginazione che mostra tutte le pagine presenti funziona solo se le pagine sono poche, altrimenti dobbiamo scegliere la versione "ad estratti", come Google per intenderci, in cui sono visualizzate solo le 10 pagine più prossime a quella in cui stiamo navigando in quel momento. Le altre pagine sono gestibili da bottoni "Precedente" e "Successivo". Se si opta per l'infinite scroll assicuriamoci che sia previsto il fallback ad una soluzione di paginazione più classica e che sia indicato in ogni caso il numero di pagina (anche se non possiamo parlare di vera e propria pagina) in modo che se volessi ritrovare un prodotto, so quando fermarmi.

    Per la gestione tipicamente SEO della paginazione abbiamo 3 possibilità:

    1. No Index, che dice al robot di Google di non leggere il contenuto delle pagine che hanno scritto "CONTENT=”NOINDEX, FOLLOW" nel meta name della sezione "head"
    2. View All, significa mettere un rel="canonical" su tutte le pagine ma linkare ogni pagina ad un mega paginone che contenga tutti i prodotti in modo che questa diventi la pagina principale e le altre (che saranno lette come estratti del paginone) non vengano indicizzate. Google indica questa come la soluzione che preferisce anche se una mole eccessiva di foto per ogni prodotto potrebbe rallentare pesantemente la fruizione rovinando l'esperienza utente.
    3. Rel Next e Prev, soluzione la più versatile ma la più complicata da implementare e può risolvere i problemi di duplicazione di contenuto legati alle sessioni ad ID univoco. Consta nell'indicare la successione delle pagine con gli attributi "next" e "prev" per definire cosa viene prima e cosa dopo e consente anche di gestire la canonicalizzazione delle sessioni generate da ID univoci in favore della paginazione non parametrata da filtri o ricerche.

    Infine l'ultimo accorgimento: la pagina "zero" è identica alla pagina "uno per cui è buona usanza usare su quest'ultima un rel="canonical" per evitare una doppia lettura dello stesso contenuto.

    Consigli SEO per la gestione di un sito di e-commerce: impostare i filtri.

    Ti è mai successo di entrare in un nuovo supermercato? Per quanto tempo hai cercato il sale che nel vostro market abituale è nella corsia della pasta e invece lì hai dovuto chiedere dove fosse? Semplice e solita analogia del negozio tradizionale per spiegare il commercio elettronico: in effetti a ragionarci a fondo siamo esattamente sullo stesso piano e per trovare i prodotti che cerco ho bisogno di indicazioni. Con più chiarezza queste indicazioni sono esposte, maggiore sarà la facilità di recuperare quello che sto cercando. Ecco i nostri consigli SEO per e-commerce sulle impostazioni dei filtri.

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    Ecco perché, proprio come i cartelli che indicano la navigazione tra le corsie di un supermercato, l'implementazione di filtri intelligenti all'interno di un e-commerce sono fondamentali per la user experience da un lato e per le conversioni dall'altro.

    Per esperienza ti dico che organizzare dei filtri coerenti e pratici è un'operazione molto complessa: non tanto tecnicamente, lato sviluppo dico, quanto dal punto di vista dei contenuti. Quello che voglio dire è che per ogni prodotto vanno:

    1. evidenziate le sue principali caratteristiche tecniche
    2. messe in relazione con quelle che sono più rilevanti per i consumatori
    3. appiccicate come attributi ai prodotti stessi

    Il passo più delicato è il secondo: capire esattamente quali sono gli attributi che i tuoi utenti cercano per quel determinato prodotto. Capite che se un'azienda vende 20 prodotti il percorso è breve, ma se parliamo anche solo di qualche centinaio la cosa si fa più complessa. Si potrebbe pensare che per prodotti standard, elettronica o altro, per i quali ci si appoggia ad un fornitore terzo che lavora con listini predefiniti la cosa sia più semplice: in linea teorica è vero, ma solo in linea teorica. Questi fornitori dovrebbero fornire elenchi di attributi per ogni codice produttore ma spesso sono incompleti o poco utili e on ogni caso non sono personalizzabili: per cui da un lato è tutto già fatto, dall'altro ci si deve accontentare. Inoltre, quando si aggiunge un altro fornitore c'è il problema della coerenza tra le diverse fonti che, ti assicuro, non è affatto scontata.

    Lato SEO non c'è molto da dire se non che sulle pagine che consideriamo "target di ricerca" (vale a dire un prodotto vero e proprio che può essere cercato tramite una query sul sito), dobbiamo avere pagine dedicate con URL parlanti: in questo modo il motore di ricerca avrà pagine da indicizzare e da incastrare in un contesto. Per gli elementi "non target di ricerca" (vale a dire le pagine che vengono generate in modo dinamico ad esempio proprio dai filtri) invece è prassi usare un rel=canonical per evitare la duplicazione dei contenuti.

    Consigli SEO per la gestione di un sito di e-commerce: categorizzare i prodotti.

    Le categorie dei prodotti sono una diretta conseguenza di quanto visto finora: come i filtri anche le categorie sono un punto fondamentale che impatta sull'usabilità del sito e sull'esperienza utente, oltre che sul SEO. Dal momento che questi aspetti non possono essere separati, li affronteremo entrambi nei nostri consigli SEO per e-commerce.

    Le categorie possono essere un problema serio per quei siti in cui ci sono decine se non centinaia di prodotti, in particolare se la natura di questi prodotti non è ben definita: ad esempio una motherboard per qualcuno potrebbe essere un accessorio, per qualche altro un componente per qualcun'altro potrebbe entrare nell'elettronica o nell'informatica. Sembra banale, in effetti non lo è: il nostro compito è fare in modo che ogni utente trovi con la maggior facilità che possiamo offrirgli ogni prodotto che cerca. Quindi il primo problema non è SEO, è decisamente legato alla User Experience: ricordiamoci che è già fastidioso non trovare un prodotto su uno scaffale in un negozio ma che nella vita reale abbiamo molti modi per trovarlo comunque, chiedere ad un commesso ad esempio, perché lasciare il negozio per andare in un altro comporta un notevole spreco di tempo. Passare ad un altro ecommerce è invece questione di secondi.

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    Come possiamo disegnare l'alberatura del nostro ecommerce? Se come detto abbiamo prodotti molto eterogenei tra loro, potrebbe non essere banale e richiedere del tempo:

    1. Analisi dei prodotti: cerchiamo di capire quali sono le nostre categorie in base ai prodotti che abbiamo. Prendiamo un software per disegnare diagrammi di flusso (basta anche Power Point) e iniziamo a visualizzare la nostra categorizzazione.
    2. Analisi dei competitor: prendiamo i siti dei nostri concorrenti e cerchiamo di capire come potremmo applicare le loro best practices al nostro sito
    3. Cerchiamo di capire come ragionano i nostri utenti per dare loro la categorizzazione che si aspettano: dimentichiamo che noi siamo dei tecnici e conosciamo a fondo quel prodotto, dimentichiamo le cose che sappiamo e affidiamoci a qualche amico che ci faccia da tester, se non possiamo permetterci un test di usabilità.

    Quindi, dopo la lunga premessa.

    1. Evitiamo i lunghi menu sulla sinistra: portano via spazio, obbligano allo scroll anche se i prodotti sono pochi, rendono il sito confuso e rubano spazio al contenuto.
    2. Utilizziamo le macrocategorie: non sempre è facile "categorizzare le categorie" ma questo aiuta parecchio in fase di costruzione dell'interfaccia, semplificando il menu. Poche macro, tante categorie in modo da dare una scelta tra un ragionevole numero di opzioni.
    3. Facciamo uso dei menu a tendina o dei mega-menu: lasciano spazio al contenuto della pagina e vengono aperti su richiesta. Inoltre le foto alleggeriscono la grafica e la navigazione.

    Lato SEO invece dobbiamo prestare attenzione ad un paio di cose:

    1. Attenzione ai nomi: il nome non solo aiuta l'utente a trovare il prodotto durante la navigazione, ma inquadra il prodotto anche in ottica SEO. Ad esempio un famoso sito di un famoso centro commerciale londinese chiama alcune categorie di abbigliamento da uomo "just in" o "exclusives" che creano curiosità forse negli utenti ma non danno indicazione del loro contenuto.
    2. Cerchiamo di basare la nomenclatura delle categorie sui volumi di ricerca: usiamo strumenti come il Keyword Planner per vedere traffico generato dalle parole che abbiamo selezionato, per avere maggiore certezza che gli utenti cerchino esattamente quello che stiamo fornendo loro.

    Consigli SEO per la gestione di un sito di e-commerce: gestire le immagini.

    Googlebot, per quanto potente ed evoluto, non è in grado ovviamente di leggere il contenuto di un'immagine. Per questo motivo, affinché si possa fare SEO anche attraverso i jpg, è necessario seguire i consigli SEO per e-commerce che vadano a spiegare a Google il significato e il contesto di ogni foto. Premettiamo che è un lavoraccio, come al solito, soprattutto se stiamo parlando di un sito con centinaia di prodotti, in particolare se sono prodotti che arrivano da un listino di una terza parte per la quale noi facciamo di rivenditori. Qui la difficoltà non solo è data dalla quantità ma anche dal fatto che solitamente un listino viene scaricato in automatico, per cui le foto dei prodotti le troviamo già all'interno del sito. Se ci aggiungiamo che questo genere di foto solitamente è di pessima qualità (questo non c'entra con il SEO, ma è comunque fastidioso) e soprattutto sono uguali per tutti i rivenditori, la cosa si complica ulteriormente.

    Un consiglio che voglio darti, anche se fuori dal contesto SEO, è legato alla qualità delle foto: più sono belle e più ci sono dettagli o varianti colore, meglio è. Questo vale sia per un ecommerce semplice, che uno complesso come quelli appena descritti: anche se hai centinaia di prodotti, prova comunque a cercare o scattare foto almeno per i vostri best-seller o per le promozioni in atto: anche se non per tutti i prodotti, almeno per quelli che convertono di più.

    Quali sono questi attributi che possiamo aggiungere alle foto per renderle SEO-friendly?

    1. Alt Attribute: è il testo che viene visualizzato nel browser quando la foto non viene caricata. Allo stesso modo è quel testo che appare in sovraimpressione quando passo con il mouse sopra un'immagine. Questo è uno dei principali modi che abbiamo per far indicizzare le foto da Google nella ricerca per immagini.
    2. Nome del file: i nomi dei file dovrebbero essere parlanti, un po' come gli "slug" delle pagine web. In questo modo il motore di ricerca potrà indicizzare l'immagine per parole con un senso (ad esempio televisore_samsung_curvo_55_pollci) e non semplicemente con "articolo 34325".
    3. Peso del file: cosa c'entra con il SEO? Beh, se un'immagine pesa troppo rallenterà la velocità di caricamento del sito che non solo è un fattore di ranking ma, come abbiamo visto, influisce sui tassi di conversione.

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    Un ultimo fattore che ti voglio segnalare è la sitemap per le immagini, le cui proprietà sono riassunte nella tabella qui sotto prese direttamente dal supporto di Google

    Tag Obbligatorio Descrizione
    <image:image> Racchiude tutte le informazioni relative a un'unica immagine. Ogni tag <url> può contenere fino a 1000 tag <image:image>.
    <image:loc> L'URL dell'immagine.
    In alcuni casi, l'URL dell'immagine potrebbe trovarsi su un dominio diverso da quello del sito principale. Non è un problema, purché entrambi i domini siano stati verificati in Search Console. Se, ad esempio, utilizzi una rete CDN (Content Delivery Network) come Google Sites per ospitare le tue immagini, assicurati che il sito di hosting sia stato verificato in Search Console. Verifica, inoltre, che il tuo file robots.txt non vieti la scansione dei contenuti che desideri vengano indicizzati.
    <image:caption> Facoltativo La didascalia dell'immagine.
    <image:geo_location> Facoltativo L'ubicazione geografica dell'immagine. Ad esempio, <image:geo_location>Limerick, Ireland</image:geo_location>.
    <image:title> Facoltativo Il titolo dell'immagine.
    <image:license> Facoltativo Un URL che rimanda alla licenza dell'immagine.

    Allora, pronto a partire?

    Luca Bizzarri

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