Strategia Digitale e Growth Hacking in Italia

    Analizziamo da vicino una metodologia americana che in Italia è arrivata da poco e sta cercando di affermarsi: oggi parliamo di Growth Hacking e soprattutto dei motivi per cui non ha ancora avuto il successo che merita e che ha avuto nel resto del mondo. 

    Il passaggio da Web Agency a Digital Agency è stato quasi obbligatorio come quello da Agenzia di Pubblicità ad Agenzia di Comunicazione: la parola digital (che sia o meno seguita dalla parola "Agency") ha un'accezione più ampia e consente di avere una visione più evoluta sui fenomeni tecnologici di massa cui stiamo assistendo negli ultimi anni. Quando un fenomeno diventa "di massa" (e per Internet parlare di "massa" è riduttivo) espone il fianco a studiosi e virtuosi delle performance che, giustificando la propria esistenza, fanno del proprio interesse prima un lavoro e poi una scienza.

    Lo so, sembra un introduzione un po' polemica ma in realtà siamo tutti grati a questi pionieri che amano approfondire nuovi ed inesplorati universi e creare letteratura e sapere. Nascono in questo modo una serie di metodologie da collocare in una strategia di digital marketing coerente, che analizzano nel dettaglio ogni sito, ogni tipologia di utente e contenuto collocando ogni metrica al posto giusto, in modo tale che acquisti un significato all'interno del nuovo contesto e diventi un indicatore per estrarre regole valide per tutti.

    In questo contesto fa il suo ingresso in Italia il Growth Hacking che, per citare Sean Ellis (il suo creatore) è 

    un processo di rapida sperimentazione attraverso una serie di canali di marketing per individuare i modi più efficaci per far crescere un business.

    È quindi una combinazione di marketing, programmazione e service design in grado di individuare i metodi più efficaci per far crescere il proprio business, attraverso tecniche di SEO, SEM, Email Marketing, attività sui Social Network e A/B testing.

    Una metodologia che ha come unico obiettivo il costante miglioramento delle prestazioni degli strumenti digitali. Una lista infinita di piccoli interventi su sito e blog diventa presto una grande occasione performance-driven: test su test, prove su prove, esperimento su esperimento disegniamo la strada verso il successo.

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    Oggi, sigle come WPO (Web Performance Optimization), UI (User Interface) e UX (qui la Guida alla User Experience) sono all'ordine del giorno per chi si occupa di digital in maniera strutturata e con approccio in linea con quello che il mercato richiede. O che almeno dovrebbe richiedere.

    Non voglio aprire il solito capitolo "le Aziende non chiedono e le Agenzie sono bravissime", anzi. Qui il problema è condiviso: rimanere aggiornati è un processo faticoso e dispendioso, richiede la volontà e possibilità di ritagliarsi del tempo per leggere, comprendere e approfondire e non sempre è facile.

    Questo vale per Aziende tanto quanto per le Agenzie: il capitolo di oggi sarà quindi "le Aziende non chiedono ma le Agenzie non propongono" perché anche in Agenzia le persone che si occupano di Digital sono troppo poche e spesso non sono il front-end con il cliente (anche perché di solito parlano una lingua incomprensibile ai più).

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    Oggi in Italia il mercato digital è molto florido, ma ci sono due problemi: da un lato c'è uno scollamento tra le parti delle agenzie, dove il Digital avanza e difficilmente gli altri riescono a tenere il passo e dall'altro la tecnologia avanza forse troppo rispetto alla media delle richieste che ci vengono fatte alle aziende: la tecnologia c'è ma per sfruttarla al meglio bisogna conoscerla e capirne le implicazioni. Oggi ci sono strumenti tramite cui è possibile ottimizzare i le performance del sito: controllare heatmap, scrollmap, user testing, split-test, profilare utenti in base al loro comportamento online e fornire contenuti dedicati che sappiamo essere interessanti per loro.

    Cioè. Mi spiego meglio. Stiamo parlando ad esempio di siti che si adattino in base alle caratteristiche di chi lo visita, per cui apparirà diverso ad ogni utente: la strada è stata segnata ormai da qualche tempo da colossi come Amazon, ma questo non significa che altre aziende si debbano rassegnare a siti più normali e standardizzati.

    1. Dal lato delle Aziende il problema è nella domanda, quindi. Il mondo della tecnologia evolve e, tra nuove possibilità e device sempre connessi, il marketing dovrebbe essere in grado di sfruttare tutti gli strumenti a sua disposizione per fare il salto rispetto alla concorrenza: come detto mille volte il futuro del marketing è nei dati, nella conoscenza dei propri consumatori. Per fare questo però bisogna sapere come muoversi e cosa è possibile fare. 
    2. Dal lato delle Agenzie il problema è nell'offerta. Troppi siti statici, troppe piattaforme abusate e che sotto sotto non danno vero valore aggiunto.

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    La nostra idea invece è quella di spingere proprio in questa direzione: OFG Advertising ha sviluppato un approccio strategico al digital marketing volto alla crescita (di cui il Growth Hacking è solo una parte) completo e centrato sulla misurazione di performance e risultati. Ad oggi l'agenzia offre un pacchetto completo su:

    1. Pianificazione media digitale (e classica)
    2. Content Strategy e Inbound Marketing 
    3. Digital PR e Influencer Marketing
    4. Tutto il resto (siti, SEO, app mobile) che però non è oggetto del presente articolo

    Ci portiamo avanti e continueremo, nel nostro piccolo, ad innovare e portare avanti la nostra crociata a favore di crescita e cambiamento.

    Luca Bizzarri

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