Design Thinking: l'importanza del giusto mindset e del team

    Abbiamo parlato molto di Design Thinking, a volte in maniera più alta e filosofica ma spesso anche molto pratica (come negli 8 consigli per fare un brainstorming efficace).

    Ma quello che non abbiamo ancora approfondito è da che parte cominciare. Oggi voglio rispondere alla domanda: voglio fare Design Thinking, da che parte comincio?

    Design Thinking: l'importanza del mindset e dell'atteggiamento corretto.

    Il primo requisito è la conoscenza degli strumenti. In realtà questo è il secondo. Prima ancora degli strumenti, dei tool da utilizzare, abbiamo il mindset con cui affrontare gli strumenti e la fase di ricerca.

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    Questo è un argomento che abbiamo affrontato più volte per cui quello che ci limitiamo a dire oggi è che bisogna partire senza alcun preconcetto: non c'è cosa peggiore che affrontare una ricerca di informazioni convinti di sapere già cosa vogliamo trovare. L'obiettivo qui non deve essere quello di confermare le proprie ipotesi ma quello di svolgere una sana ricerca con l'apertura mentale che può avere un bambino che vede una cosa per la prima volta. In questo ci può aiutare la teoria dei Jobs to be Done.

    In questo modo evitiamo quello che in psicologia si chiamano le "profezie che si auto-avverano": verità di cui siamo talmente convinti che guidano in qualche modo il nostro comportamento e ci portano a trovare ed interpretare i dati in modo che le nostre aspettative siano soddisfatte.

    Bene. Ora che abbiamo tutti l'atteggiamento giusto, parliamo degli strumenti. In quanto designer, il nostro obiettivo è quello di saltare fuori dalla nostra scatola da cui guardiamo il mondo (outside the box) e osservare il stesso mondo da un altro punto vista, da un angolazione neutra, quasi al suo stato naturale. Via i preconcetti e quello che crediamo di sapere su clienti e business. Osserva e ascolta.

    Mentra ascolti e osservi, ecco quello che deve succedere:

    • Cerca dove si può creare un impatto significativo. Inizia a cercare pattern di comportamento tra diversi clienti: cerca commenti, azioni, eventi degni di nota e che vengono eventualmente replicati più volte da più utenti. Se devi convincere qualcuno prendi direttamente le citazioni dei tuoi clienti e usale nella presentazione: tutti amiamo le storie e sono molto più potenti dei soli numeri.
    • Strumenti che diventano vecchi e nuovi strumenti che vengono adottati. Man mano che l'osservazione procede (e che non si deve mai fermare) è possibile che ci si renda conto che alcuni strumenti attualmente in uso in azienda non siano centrati sull'obiettivo. Attenzione, è possibile ma non certo: diciamo che si avrà la conferma (o meno) dell'utilità degli strumenti in uso e l'eventuale integrazione di nuovi tool.
    • Non solo osservazione. Ovviamente è giusto partire osservando ma è altrettanto giusto evolvere verso gli altri step del Design Thinking che sono l'ideazione, la prototipazione e la fase di test. Per ognuna di queste fasi esistono strumenti dedicati che aiutano la scoperta di nuove funzionalità e la generazione di nuove idee.
    • Nuova visione del mondo. Va bene, non voglio esagerare, ma la verità è che adottare nuove modalità di gestire il lavoro quotidiano aiuta la crescita e apre la mente. Nuove idee chiamano altre nuove idee e queste aprono ad una nuova visione del mondo che ci è sempre sembrato statico e arido. E ora lo è ogni giorno di meno.

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    Design thinking: la preparazione e il team dedicato

    Se devo scegliere un punto di partenza direi che è la fase di preparazione. Non si va in battaglia senza una strategia, senza essere preparati a tutto. Qui non è molto diverso: il successo è una questione di preparazione. Per diversi motivi:

    • Preparare le giuste premesse per lo sviluppo del processo di Design Thinking attraverso un'attenta fase di osservazione (come abbiamo appena visto)
    • Preparare gli strumenti giusti per la giusta fase del processo
    • Preparare il team per quello che lo aspetta e saperlo guidare nelle diverse fasi mantenendo una partecipazione attiva

    Preparazione non vuol dire solo pianificazione: il processo di Design Thinking è un processo circolare e non lineare. Vuol dire che non si ferma mai e non tutto può essere pianificato o tenuto sotto controllo. Il team lavora in spazi dedicati, con strumenti dedicati spesso nuovi come abbiamo visto: quello che serve è una attenta preparazione di ogni dettaglio in modo che non si lasci nulla al caso e il team possa dedicarsi al processo ideativo senza intoppi.

    Due parole veloci sul team: le persone sono la chiave per il successo. Semplice e conciso, mi faccio un applauso da solo. Babe Ruth (se non il migliore, uno dei migliori giocatori di baseball di tutti i tempi) diceva che il successo di un team è dato non tanto dalle individualità particolarmente dotate ma dalla loro capacità di esprimere un gioco di squadra. Il team vince perché è affiatato, perché ognuno si sacrifica per la squadra, perché ognuno rinuncia alla gloria personale per il bene di tutti: questo vale in qualsiasi team. Quello che stai cercando dal tuo team è impegno e affidabilità (commitment) e questo si ottiene principalmente con una partecipazione su base volontaria: obbligare le persone a partecipare significa portarli a pensare in modalità standard e vedere il business dal solito punto di vista. Apportando zero contributo innovativo.

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    Luca Bizzarri

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