Una competenza etica: l'autodisciplina

Disciplina mentale è ciò che definiamo anche come autodisciplina, ovvero la capacità e soprattutto la volontà di lavorare su se stessi, nell’ottica di produrre valore individuale e collettivo nel tempo.

La disciplina mentale non richiede alcuna credenza o fede, ma soltanto la presa di coscienza che lo sviluppo di una mente più calma e limpida è un obiettivo nobile.

- Dalai Lama

La cronaca dei nostri giorni è costellata da episodi che testimoniano la carenza, ormai cronica per molte persone, di autodisciplina: eccessi comportamentali, violenza, diverse forme dipendenza, e purtroppo - in modo più esteso ed evidente oggi - l’incapacità e l’indisponibilità ad accettare un minimo sacrificio nel momento in cui è richiesto rispettare nuove regole e norme di comportamento.

Non siamo stati capaci di accettare e quindi di vivere con un buon grado di tolleranza e di autodisciplina poche, semplici, ma essenziali istruzioni. I risultati stanno impietosamente colpendo la comunità intera, senza distinzioni.

Tutto ciò è accaduto e accade perché - nella maggior parte dei casi - ci si concentra sulle scelte comode e facili, senza comprendere che questo atteggiamento impedisce a chiunque di raggiungere traguardi significativi.

La chiave di molti risultati personali è infatti l’autodisciplina, ben al di là di quelle che sono le personali competenze e addirittura al di là dei talenti.

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Infatti, anche se un individuo dispone di importanti doti personali, è altamente probabile che queste vengano sprecate o non utilizzate appieno. È sufficiente pensare ad alcuni talenti dello sport che non riescono a raggiungere risultati adeguati proprio per mancanza di autodisciplina: svogliati, incostanti, dallo stile di vita irregolare.

Lo stesso discorso, anche se meno evidente, si può fare per ogni singolo individuo: ognuno ha almeno un talento da scoprire, coltivare e sfruttare al meglio. Un orientamento questo però impossibile da sviluppare senza una decisa volontà di autodisciplinare se stessi.

Ma come si raggiunge l'autodisciplina? Come resistere alle tentazioni e alla comodità? Come scoprire i propri limiti reali?

Il discorso è lungo e ricco di elementi suoi quali riflettere e agire, ma alcuni spunti potrebbero essere comunque utili. Innanzitutto, è bene comprendere che la crescita e il miglioramento avvengono su base giornaliera: se ogni giorno non vengono compiute piccole ma significative azioni, il risultato finale ne sarà altamente compromesso.

È come pretendere di essere in forma a giugno in vista delle vacanze estive e mettersi a dieta ferrea ad aprile. Oltre all'inevitabile violenza psicologica e alla relativa sofferenza, il risultato sarà piuttosto insoddisfacente e soprattutto a settembre si rischierà di mollare di nuovo.

Emerge quindi chiaramente che disciplinarsi significa definire nuove e durature abitudini, allontanandosi progressivamente da quelle dannose usate in precedenza.

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Ma quanto tempo occorre per modificare un’abitudine o adottarne una completamente nuova?

Secondo gli studi riportati dal “European Journal of Social Psycology” (Lally P. - Van Jaarsveld C.H.M. - Potts H.W.W - Wardle J.), il tempo necessario è variabile tra 18 e 254 giorni, con una media di circa 2 mesi nella maggior parte dei casi rispettando la regola della ripetizione quotidiana del nuovo comportamento e con il vantaggio di uno sforzo decrescente al passare del tempo.

Il cambiamento dipende sempre da una propria decisione. Per quanto riguarda l’autodisciplina, un modo utile è chiedere a se stessi se si vuole essere governati dalle cattive abitudini, ma soprattutto verificare con onestà intellettuale quando questa cattiva abitudine non sia un comodo alibi da utilizzare all’occorrenza per giustificare se stessi.

È in questo senso che l’orientamento etico può essere di grande supporto: quanto voglio realmente generare bene per me e per gli altri? Quanto è più comodo attribuire ad altro la propria debolezza?

La forza di volontà funziona come un muscolo: può essere rafforzata o affaticata e deve essere gestita quotidianamente.

Giocano un ruolo fondamentale sull'autodisciplina la consapevolezza di sé e le motivazioni: qual è il mio perché? Ha veramente senso e importanza per me modificare una determinata abitudine? Che tipo di persona voglio essere, indipendentemente dai comportamenti degli altri?

Quest’ultimo aspetto è uno degli alibi più utilizzati: non ci si sforza di autodisciplinarsi perché tanto anche gli altri non sono disciplinati. È l’accettazione passiva del detto popolare “in compagnia, prende moglie anche il parroco”.

Comodo, ma certamente non produttivo e di portata collettiva. Il riferimento alla collettività dovrebbe sempre essere messo al primo posto poiché noi siamo immersi, nella collettività e da questa possiamo ottenere benefici di ogni tipo.

Non contribuire alla collettività impedirà alla collettività di contribuire all’individuo.

Nel gruppo è molto facile essere sottoposti a distrazioni e a esempi negativi. La distrazione porta ad utilizzare percorsi neurali già consolidati.

Per questo l'attenzione a ciò che si fa - ma soprattutto a ciò che si pensa - è fondamentale per evitare di ricadere nelle vecchie abitudini.

Concentrati nel tempo presente. Concentrati sugli obiettivi e sul valore che si vuole produrre ed essere È un'altra chiave etica fondamentale.

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Claudio Casiraghi