Adidas, José e il marketing con strategia "amarcord"


jose_adidasSiamo al secondo (ed ultimo, promesso) appuntamento con il mondo del calcio. Per par condicio (settimana scorsa abbiamo affrontato in questo articolo i demoni di Nike) oggi parliamo di Adidas. Premessa. Dal mio punto di vista bisogna riconoscere il primato, almeno quello temporale, a Nike che nella corsa a chi fa lo spot più figo è stata, quantomeno, la prima a partire.

In ogni caso, Adidas non si tira indietro e, nel 2006, lancia questo spot (che verrà votato come miglior TVC trasmesso durante le partite dei Mondiali di calcio) con una pianificazione media worldwide a tappeto. Erano gli anni dell'impossible is nothing in cui Muhammad Ali combatteva contro la propria figlia e quando Lionel Messi confessava che ce l'aveva fatta nonostante i suoi gravi problemi di statura anzi forse proprio grazie a questi.

Con José Adidas cambia passo, abbandonando l'impossibile da documentario, reale e melanconico dei Grandi Campioni, e lo trasforma in un impossibile alla portata di tutti in cui il bambino José reinventa un gioco al quale abbiamo partecipato tutti e che, almeno una volta, tutti abbiamo voluto potesse essere vero. Lo spot è pazzesco: cortile sterrato in mezzo a case popolari, 2 bambini, bim bum bam e comincia la scelta dei giocatori. José e il suo non specificato amico iniziano a chiamare non i proprio amici ma veri giocatori che a turno gli si palesano davanti. A questo punto l'unico freno è l'immaginazione di 2 bambini e quando chiamano Beckenbauer tutti capiamo che freni non esistono. Inizia una partita fantastica in cui José tratta tutti come se la partita fosse una di quelle in cui vige una sola regola: la palla è mia e decido io. Fino al finale a sorpresa. Eccezionale.

Luca Bizzarri